Meriggio


La luminosa solitudine degli archi intona una melodia capricciosa punteggiata di nitore assoluto e oscurità profonde. La scena è dominata da un minimalismo cromatico che purifica l'immagine,  eradicando particolari e dettagli, talora recuperati in modalità straniante. Inevitabile l'esito metafisico, laddove la circolarità del borgo e degli archi diviene la cifra di uno sguardo meridiano assetato di verità. Lo scavo interiore gronda di interrogativi senza responso, in una dolente ricerca di se stessi.